13/01/2013 – Catechista: testimone della fede educatore alla vita

Laboratori 2013 – Educazione e catechesi
Per i catechisti, domenica 13 gennaio alle 15.00 a Monfalcone l’annunciato laboratorio sul tema della testimonianza cristiana: come agisce, come utilizzarla in catechesi.

Quale valenza educativa ha una testimonianza? Quali sono le caratteristiche del testimone? Qual è la modalità comunicativa utilizzata dal testimone? Che spazio possono avere un testimone ed una testimonianza nell’attività di catechesi?

Queste ed altre domande intende affrontare il Laboratorio «Catechesi ed educazione» n. 2, continuando idealmente l’incontro del 2012 sempre a Monfalcone.

Perché questo tema

Almeno una volta sarà capitato ad ogni catechista di chiedere ai ragazzi che cosa ricordino del percorso di catechesi svolto in parrocchia. Ebbene è quasi sicuro che l’incontro con qualche testimone sta nella “top ten” dei vari incontri ricordati con piacere.

Il contatto con un’esperienza, infatti, è uno strumento educativo tra i più potenti a nostra disposizione, molto più efficace che la proclamazione a voce dei valori i più alti e nobili che possiamo immaginare.
La testimonianza è forse efficace perché il testimone racconta una storia, la propria storia, ma nella quale è riconoscibile la “storia dell’alleanza” tra Dio e l’uomo?

L’esigenza della testimonianza è importante anche per il catechista: perché è innanzitutto un testimone.
Questo laboratorio intende continuare il percorso iniziato nell’anno 2012 sul tema dell’educazione.

Struttura del laboratorio

– ore 14.45 appuntamento dei partecipanti al San Michele, via Mazzini – Monfalcone (cortile dell’oratorio-attenzione, rappresentazione teatrale in contemporanea)
– ore 15.00 preghiera e inizio attività
– ore 16.30 pausa caffè (dolci portati dai partecipanti)
– ore 18.30 Conclusioni e congedo.

Verranno proposte diverse modalità di presentazione dei contenuti di fede, seguite da una riflessione comune.

Grazie alla presenza dell’esperto, il sacerdote psicologo don Nicola Ban, acquisiremo dei dati importanti su come opera la testimonianza in campo educativo e catechistico.

Cercheremo poi di raccogliere e offrire delle idee sull’utilizzo della testimonianza all’interno dell’attività di catechesi che svolgiamo normalmente nei gruppi.

I partecipanti apprenderanno attraverso uno stile laboratoriale, a partire dalla propria esperienza, con semplicità ed in un clima familiare.

Scarica il pieghevole

«Catechisti, vi vogliamo innanzitutto testimoni»

Il laboratorio del 13 gennaio a Monfalcone: “Catechista testimone della fede, educatore alla vita”

Laboratorio catechesi 2013

Un folto numero di partecipanti, provenienti da Monfalcone, Gorizia, Sagrado, Fogliano, Capriva, Medea ed altri paesi ancora, ha seguito con attenzione ed impegno le proposte della Commissione Diocesana, in particolare Gabriella Valenti, Olga Tavčar, Stefano Fontana, con l’aiuto alla segreteria di Lara Borlandelli.

Si è svolto come previsto a Monfalcone, presso l’ospitale Oratorio San Michele, domenica 13 gennaio 2013 il secondo laboratorio sul rapporto tra catechesi ed educazione.

Un folto numero di partecipanti, provenienti da Monfalcone, Gorizia, Sagrado, Fogliano, Capriva, Medea ed altri paesi ancora, ha seguito con attenzione ed impegno le proposte della Commissione Diocesana, in particolare Gabriella Valenti, Olga Tavčar, Stefano Fontana, con l’aiuto alla segreteria di Lara Borlandelli.

I gruppi di lavoro iniziali hanno messo sotto pressione i catechisti presenti, chiamati ad evidenziare le caratteristiche di tre forme di comunicazione catechistica utilizzate normalmente: la spiegazione, l’esortazione e la testimonianza.

L’importante e profondo intervento di don Nicola Ban, disponibile sul sito, ha aiutato invece i catechisti a collegare i dati raccolti, rendendosi però immediatamente conto della profondità della loro azione educativa sui ragazzi, che non si limita a comunicare contenuti intellettuali più o meno utili, ma va a toccare l’approccio intero della persona davanti alla vita. E questo a partire dall’offerta della propria testimonianza cristiana, pur semplice e forse non sempre all’altezza.

Il messaggio finale che voleva giungere ai partecipanti è il seguente: dalla testimonianza della Chiesa di Cristo morto e risorto nasce la catechesi, che il Vangelo viene offerto innanzitutto a partire dalla testimonianza del singolo catechista, e che la sua azione mira a generare dei cristiani che siano a loro volta testimoni del Vangelo di Gesù.

Ecco le foto

La testimonianza, questa sconosciuta

don Nicola Ban

L’intervento di don Nicola Ban

Accade la testimonianza quando comunico qualche cosa che ha a che fare con la libertà e le scelte fondamentali della persona, offrendo la totalità dell’esperienza.

Non una, ma diverse sono le forme di pensiero a nostra disposizione.

Il pensiero logico, analitico, funziona per concetti, aiuta alla scoperta della realtà e di solito è deduttivo, dal generale scende al particolare.

Il pensiero narrativo, invece, descrive, racconta, arriva alla dimostrazione attraverso la descrizione. È molto più vicino alla vita reale e da essa parte, utilizza un metodo induttivo, che dal particolare sale al generale.

Il processo della testimonianza

Il processo della testimonianza utilizza questa seconda modalità. Alla base innanzitutto c’è l’identificazione con il testimone, che ridesta la mia attenzione. Il testimone genuino aiuta però a riconoscere la differenza con la cosa testimoniata, rimanda sempre oltre se stesso: egli sarebbe disposto a morire per qualche cosa più importante di sé. Non “seduce” (conduce a sé), ma “educa” (conduce l’altro a crescere fuori da sé).

Il testimone vive una grande libertà, sa sopportare anche il rifiuto e la difformità dalla sua proposta, lasciando la libertà di essere rifiutato: non ci sarebbe Vangelo, infatti, se non ci fosse anche la possibilità del rifiuto.

Delle regole per ben narrare?

Con gli stimoli che seguono e che riguardano lo stile del testimone si è concluso l’interessantissimo intervento di don Nicola. Anche ogni catechista può assumere il ruolo del testimone, quando richiesto o quando vede che è opportuno. Come fare, allora?

Innanzitutto leggere dentro di sé con verità la propria storia cristiana, cercandone il centro, quel “filo rosso” che unifica la vita.

In secondo luogo non si passa subito a raccontare: dopo il leggere la propria vita, è bene scrivere, in modo da lasciar consolidare il racconto. Solo allora si può cominciare a narrare, tenendo conto che la testimonianza deve poter cambiare ed essere rivista, tenendo conto dell’ascolto dell’altro.

Ma soprattutto una buona testimonianza nasce dalla preghiera e porta alla preghiera anche coloro che ascoltano.

Con quali mezzi si porge la propria testimonianza? I più vari: gesti, parole, arte, poesia…

Scarica le diapositive dell’intervento di don Nicola Ban

Utilizzare la testimonianza in catechesi

Alcune idee per ben utilizzare la testimonianza in catechesi.

1. In principio era la testimonianza.

La testimonianza di Cristo morto e risorto e dell’amore di Dio per l’umanità sta all’origine dell’azione di catechesi della Chiesa. Il catechista è il primo testimone che offre una testimonianza nel suo stesso agire per proporre la Parola di Dio ai destinatari.

2. Le testimonianze di fede/di carità/di speranza ecc. sono ingrediente indispensabile nel percorso di catechesi:

– per suscitare un interesse o aprire un tema;
– per confermare una parola evangelica o una pagina del Catechismo;
– per aprire una riflessione ulteriore al temine dell’incontro o tappa verso una attualizzazione del messaggio nei destinatari stessi;

3. Un testimone/testimonianza li possiamo reperire in diversi ambiti:

– i santi, grandi e piccoli, di ieri e di oggi;
– i cristiani della propria o di altre comunità cristiane vicine;
– i grandi uomini nella storia dell’umanità.

4. Una testimonianza può esser proposta attraverso:

– il racconto: diretto o indiretto in forma orale,
– la lettura,
– una serie di immagini (diapofilm),
– un video (storico o fiction, se ben fatto),
– la drammatizzazione o il teatro recitato o musicale, ecc.

5. La testimonianza della fede è la meta finale cui desideriamo accompagnare i destinatari della catechesi.

Dai lavori di gruppo è uscito che…

I partecipanti all’incontro dovevano distinguere e analizzare tre modalità comunicative: la spiegazione, l’esortazione, la testimonianza. Ecco in sintesi le loro conclusioni.

SPIEGAZIONE: razionale, parla alla mente, ha bisogno di tempo, suscita minore reazione emotiva.

ESORTAZIONE: deve essere diretta, senza giri di parole e provocatoria; l’utilizzo del “tu” diretto può suscitare difesa e può far nascere sensi di colpa; va fatta al momento giusto…

TESTIMONIANZA: è un modo immediato di comunicazione, coinvolge; porta le emozioni, suscita vari sentimenti; sa parlare con i fatti, è umile, se autentica.

LE CARATTERISTICHE DEL TESTIMONE

gioia per l’azione di Dio in lui , credibilità, frutti e capacità visibili, coerenza e continuità di vita, coincidenza della vita conciò che predica, semplicità di gesti e parole.

UN FATTO DIVENTA TESTIMONIANZA QUANDO

quando colpisce, mette in crisi, fa riflettere, non chiede nulla in cambio (gratuità); quando ti fa riflettere su come conduci la tua vita e suscita la voglia di conoscere e di cambiare; quando il fatto può aiutare altri a intraprendere lo stesso percorso.

MODALITÀ COMUNICATIVE DEL TESTIMONE

Linguaggio non verbale, non invadente, che non suscita difesa; gioia nel raccontare; fa sentire gli altri alla pari, non parla dall’alto; semplicità, sincerità, naturalezza; esortazione agli altri a fare altrettanto.

E se magari…

Provocazioni per la catechesi parrocchiale

Perché non si potrebbe prevedere, invece, la prima parte dell’anno catechistico dedicata all’incontro con testimoni del Vangelo, di quelli semplici e puliti che abitano nelle nostre parrocchie?

Durante il pomeriggio a Monfalcone, ascoltando le diverse provocazioni, giunte dai partecipanti nei lavori di gruppo e dal bravo relatore, un’idea pian piano ha preso spazio nella mente e nel cuore.

Se è vero che soltanto dalla testimonianza di un valore prende origine l’azione educativa, con ragazzi e o adulti che oggi il più delle volte provengono da ambienti assai distanti dal Vangelo, come è possibile fare catechismo iniziando a “parlare”, anche se fosse di Gesù o di Dio Padre?

Perché non si potrebbe prevedere, invece, la prima parte dell’anno catechistico dedicata all’incontro con testimoni del Vangelo, di quelli semplici e puliti che abitano nelle nostre parrocchie: una mamma, una persona anziana affezionata alla Chiesa, un professionista impegnato per amore di Cristo, un ammalato che vive con fede la sua condizione…

Oppure, perché no, iniziare conoscendo la storia e la vita del santo protettore della propria parrocchia, ben raffigurato sulla pala d’altare: un racconto, un film, delle diapositive, una lettura drammatizzata, lunghi e begli incontri a contatto con la testimonianza di quell’uomo di Dio.

Solo quando lo stupore e la gioia iniziano a salire nel cuore dei ragazzi, allora, cominciare a parlare del Vangelo, di Gesù e di Dio Padre, così come i catechismi ce li propongono.

A dire il vero, questo suggerisce lo stile catecumenale, tanto caldeggiato dai nostri vescovi, da adottare in catechesi: si inizia con l’annuncio del Vangelo, poi soltanto interviene la “catechesi”, specialmente quella che “spiega” e sistematizza.

Il Vangelo vivo lo vediamo nel volto e nelle parole dei testimoni e dei santi, di ieri e di oggi.